Blog Post

Giovedì 24 settembre 2026 — Briefing di preapertura

Rendimenti oltre il 5% e petrolio sopra 100 dollari frenano l’Europa

La forte attività economica statunitense riapre il tema dei rialzi Fed: STOXX in calo, Bund sotto pressione ed euro vicino a 1,1400.

Giovedì 24 settembre 2026 — Briefing di preapertura, dati verificati fra le 6:40 e le 7:00 italiane

La preapertura europea cambia tono rispetto alla relativa stabilità osservata ieri mattina. Alle 6:48 italiane il future EURO STOXX 50 era indicato a 6.304, in calo dello 0,33%, con mercato aperto e dato Reuters ritardato. Il prezzo si trova 72 punti sotto i 6.376 rilevati alla stessa ora di mercoledì, una differenza di circa -1,13%.

Il deterioramento proviene soprattutto dagli Stati Uniti. Il PMI composito preliminare americano è salito a 58,4, massimo da luglio 2021, alimentando i timori di nuove pressioni inflazionistiche. Il rendimento del Treasury decennale ha raggiunto il 5,106%, livello più alto dal 2007, mentre la probabilità attribuita dal mercato a un nuovo rialzo Fed in ottobre è salita dal 53% al 66%. Wall Street ha reagito con Dow Jones -0,68%, S&P 500 -0,75% e Nasdaq -1,13%. Wall Street, PMI e rendimenti statunitensi

L’Asia non presenta una direzione uniforme: alle rilevazioni disponibili l’indice MSCI Asia escluso il Giappone perdeva lo 0,64%, l’Australia l’1,2%, mentre il Nikkei avanzava dell’1,73% dopo tre giorni di chiusura. La tensione si concentra soprattutto sulle obbligazioni: il rendimento decennale giapponese è salito al 3,06%, massimo degli ultimi trent’anni.

Il Brent, dopo l’impennata di mercoledì fino a circa 103,50 dollari, questa mattina arretra dell’1% verso 102,05 dollari. Il ribasso notturno riduce solo in parte la pressione: petrolio ancora sopra 100 dollari e rendimenti elevati mantengono acceso il rischio inflazionistico. Quadro globale della preapertura

Quadro tecnico e ciclico generale

Il T+2 domenicale rimane il quadro superiore di riferimento. La reazione avviata dai minimi del 15 settembre aveva prodotto una struttura crescente su FTSEMIB e STOXX, ma non aveva ancora confermato definitivamente la ripartenza del mensile. La debolezza di questa mattina rappresenta pertanto una verifica importante: deve chiarire se il movimento dei giorni precedenti fosse l’inizio di una struttura più ampia oppure soltanto una reazione interna al ciclo superiore.

Sul T+1, la partenza dal 15 settembre conserva validità finché rimangono integri i minimi di origine, ma perde parte della forza costruita fra lunedì e martedì. Lo STOXX è tornato sotto 6.338–6.357, fascia che ieri costituiva il primo sostegno del recupero. La perdita è già osservabile sul prezzo del future, mentre la conferma tecnica richiederà lo sviluppo della seduta e la chiusura.

Il T-1 iniziato dopo la correzione di venerdì era entrato nella propria fase avanzata. Il ritorno della pressione ribassista è compatibile con una sua nuova fase discendente. Non dimostra però, da solo, che anche il T+1 sia terminato: occorrono la violazione di livelli strutturali inferiori e una sequenza coerente di massimi e minimi decrescenti.

La relazione intermarket è diventata meno favorevole all’azionario europeo: rendimenti americani sopra il 5%, petrolio ancora elevato e dollaro forte esercitano contemporaneamente pressione su azioni, obbligazioni ed euro. Le speranze di una proroga della tregua commerciale fra Stati Uniti e Cina forniscono un elemento di compensazione, ma questa mattina non prevalgono sul tema dei tassi.

Media a pallini, Donchian, velocità cicliche, Leo IA, CCI, stocastico, MACD e ATR visibili nei grafici serali appartengono alla chiusura di mercoledì. Il movimento notturno modifica il confronto del prezzo, ma non aggiorna automaticamente gli indicatori e non equivale a una conferma in chiusura.

I quattro mercati in sintesi

FTSEMIB/FIB

Alle 7:00 il FTSEMIB cash è chiuso e il FIB dicembre non dispone ancora di una quotazione ufficiale continua della nuova seduta: l’asta del derivato inizia alle 7:30 e la negoziazione continua alle 8:00. Non è quindi corretto attribuire al mercato italiano il -0,33% dello STOXX come se fosse già una variazione effettiva del FIB.

La fotografia serale manteneva il mercato sopra il precedente spartiacque 51.950–51.960 e sopra la fascia recuperata 52.255–52.280. La debolezza dei futures europei segnala una probabile verifica di queste aree, ma alle 7:00 non dimostra che siano già state raggiunte o violate dal contratto italiano.

52.540–52.615 rimane la prima fascia superiore che aveva contenuto l’estensione del recupero. Nella parte inferiore, 52.280–52.000 rappresenta la prima zona di controllo; segue 51.950–51.800, decisiva per distinguere una normale correzione del T-1 da un deterioramento più esteso del T+1.

Il ciclo breve entra in verifica dopo la fase crescente dei giorni precedenti. Il confronto numerico con la chiusura serale potrà essere effettuato soltanto con una quotazione effettiva del nuovo FIB.

EURO STOXX 50

Alle 6:48 italiane il future EURO STOXX 50 era indicato a 6.304, in calo dello 0,33%, con mercato aperto e dato Reuters ritardato di almeno 15 minuti.

Rispetto ai 6.376 osservati mercoledì mattina, la flessione raggiunge 72 punti (-1,13%). Il future ha perso 6.357, 6.338 e 6.314; a 6.304 si trova dieci punti sotto quest’ultimo riferimento. L’intera fascia che aveva confermato il recupero del T-1 è quindi tornata sotto pressione.

6.290–6.304 è ora la prima zona importante. Sotto 6.290 tornerebbe centrale l’area 6.245–6.260, dalla quale era partita la precedente reazione. Nella parte superiore, 6.314–6.338 diventa la prima fascia necessaria per ridimensionare la debolezza mattutina; seguono 6.357–6.380.

Il T-1 mostra una rotazione discendente già visibile sul prezzo. Il T+1 partito dal minimo del 15 settembre non è ancora automaticamente invalidato, ma perde la continuità crescente costruita nei primi giorni della settimana.

Bund

Il contratto Bund dicembre tratta regolarmente su Eurex. Le pagine pubbliche consultate indicano un prezzo nell’area di 121,00–121,05, ma non espongono un timestamp sufficientemente preciso e omogeneo per definirlo come quotazione esatta delle 7:00. Il dato va quindi considerato indicativo e ritardato, non sincronizzato in tempo reale. Euro-Bund future

Rispetto ai 121,32 osservati mercoledì mattina, l’area di prezzo indicativa corrisponde a una flessione di circa 0,27–0,32 punti, pari a poco più dello 0,2%. La pressione è coerente con il Treasury decennale al 5,11% e con il rialzo dei rendimenti giapponesi.

Il Bund torna così a verificare 121,00–121,10, prima fascia recuperata nella seduta precedente. Sotto questa zona rimangono 120,75–120,80 e successivamente 120,40. Nella parte superiore, 121,20–121,32 rappresenta la prima area da riconquistare per ripristinare il miglioramento osservato ieri.

La ripartenza del T+1 obbligazionario non è ancora negata, ma perde forza. La tenuta di quota 121 assume particolare importanza perché la pressione arriva dall’intero comparto dei titoli di Stato, non da un fattore esclusivamente europeo.

Euro

Alle rilevazioni disponibili EUR/USD oscillava intorno a 1,1400, con mercato spot aperto. Reuters indicava il cambio a circa 1,14 e il Dollar Index a 101,09; le quotazioni pubblicate sono ritardate e non rappresentano un fixing esatto delle 7:00.

Rispetto a 1,1427 osservato mercoledì mattina, la flessione è di circa 27 pip (-0,24%). Nella seduta americana il cambio aveva raggiunto 1,1367, minimo dal 28 luglio, prima di recuperare parzialmente.

La perdita di 1,1450–1,1456 aveva già confermato la prosecuzione discendente del T+1 sullo spot. Questa mattina anche 1,1425–1,1430 risulta superata al ribasso. 1,1400 è il riferimento immediato, mentre 1,1367 rappresenta il minimo da verificare nella parte inferiore.

Nella parte superiore, 1,1425–1,1430 diventa la prima fascia da recuperare, seguita da 1,1450–1,1456. Il cambio resta il mercato relativamente più debole e riflette soprattutto l’ampliamento delle aspettative sui tassi statunitensi.

Cosa può cambiare il quadro oggi

  • Alle 14:30 italiane saranno pubblicate le richieste settimanali di sussidio di disoccupazione statunitensi. Le attese indicate da Reuters sono per circa 201.000 nuove richieste, dopo le 196.000 della settimana precedente. Un dato particolarmente basso manterrebbe alta l’attenzione su crescita, salari e prossime decisioni della Federal Reserve.
  • Alle 16:00 italiane arriveranno le vendite di nuove abitazioni negli Stati Uniti. Il consenso riportato indica circa 615.000 unità annualizzate, contro 607.000 precedenti.
  • Sono previsti interventi di diversi rappresentanti della Federal Reserve, fra i quali John Williams e Beth Hammack. Dopo il rialzo al 66% della probabilità di un nuovo aumento dei tassi in ottobre, ogni indicazione sull’inflazione può incidere direttamente su Treasury, dollaro, Bund e azionario.
  • Il vertice fra Donald Trump e Xi Jinping rimane al centro dell’attenzione. Stati Uniti e Cina avrebbero raggiunto un’intesa per prorogare la tregua commerciale; il mercato attende però indicazioni concrete su tecnologia, dazi e rapporti economici.
  • Il petrolio rimane un riferimento determinante. Il Brent è sceso dai massimi di mercoledì ma resta sopra 100 dollari. Le dichiarazioni provenienti da Stati Uniti e Iran possono modificare rapidamente il premio geopolitico incorporato nei prezzi.

Conclusione

La preapertura europea presenta un quadro più fragile rispetto alle due sedute precedenti. Lo STOXX a 6.304 ha restituito l’intera fascia 6.314–6.338, il Bund torna a verificare quota 121 e l’euro rimane debole intorno a 1,1400. Il rialzo dei rendimenti è il fattore dominante e pesa contemporaneamente su azioni e obbligazioni.

Il movimento già prezzato è una correzione determinata dalla forza dell’economia statunitense, dalle nuove aspettative di rialzo Fed e dal petrolio ancora elevato. Non è invece ancora confermata la conclusione del T+1 europeo: lo STOXX si trova nella prima area tecnica capace di distinguere una correzione del ciclo breve da una discesa più profonda.

Il punto centrale dell’apertura sarà la reazione europea attorno a 6.290–6.304 sullo STOXX, insieme alla tenuta di 121 sul Bund e alla prima quotazione ufficiale del FIB. La pressione è già evidente; la sua trasformazione in deterioramento ciclico superiore richiede però continuità sotto i supporti, massimi e minimi decrescenti e conferme degli indicatori durante la seduta.

Lascia un commento