Giovedì 17 settembre 2026 — Briefing di preapertura
Dopo la Fed l’euro cede terreno, mentre i futures europei tentano il recupero
Il rialzo dei tassi rafforza il dollaro e mantiene elevati i rendimenti, ma la discesa del petrolio offre sostegno alla preapertura europea.
Giovedì 17 settembre 2026 — Briefing di preapertura, dati verificati fra le 6:40 e le 7:00 italiane
La Federal Reserve ha aumentato i tassi di 25 punti base, portando l’intervallo obiettivo al 3,75–4,00%. È il primo rialzo da oltre tre anni. La decisione era largamente attesa, ma le proiezioni che indicano un ulteriore intervento nel 2026 e il tono restrittivo della conferenza stampa hanno rafforzato il dollaro e riportato pressione soprattutto sulla parte breve della curva dei rendimenti.
Wall Street, inizialmente positiva, ha invertito la direzione: Dow Jones -1,21% a 51.461,90, S&P 500 -0,45% a 7.551,81 e Nasdaq -0,01% a 25.978,42. La tenuta relativa della tecnologia ha limitato la flessione del Nasdaq, mentre la reazione complessiva conferma che il mercato non interpreta il rialzo come un intervento isolato. Decisione Fed e chiusura di Wall Street
La preapertura europea è tuttavia più resistente. Alle 6:46 italiane il future EURO STOXX 50 era indicato a 6.310, in rialzo dello 0,75%, mentre il Bund dicembre recuperava lo 0,14% a 120,41. I dati pubblici Eurex sono ritardati e si riferiscono a mercati aperti. Il FIB non è invece ancora in negoziazione ufficiale alle 7:00.
In Asia l’indice MSCI della regione escluso il Giappone avanzava di circa lo 0,4% e il Nikkei dello 0,5%, mentre Cina e Hong Kong risultavano più deboli. Il Brent scendeva a 105,64 dollari e il WTI a 102,10, dopo una flessione di circa 3 dollari nella seduta precedente. L’offerta aggiuntiva saudita attraverso l’Oman attenua il rischio immediato, senza compensare completamente i problemi sulle rotte del Mar Rosso. Mercati asiatici e reazione alla Fed, petrolio e offerta saudita
Quadro tecnico e ciclico generale
La fotografia serale di mercoledì ha registrato un miglioramento dell’azionario europeo prima della Fed. Il FTSEMIB ha costruito un minimo crescente rispetto all’affondo di martedì e ha terminato vicino alla parte superiore dell’escursione giornaliera. Lo STOXX ha recuperato, ma senza superare tutti i riferimenti necessari per modificare il T+1.
Il quadro superiore resta quello di un T+2 maturo, plausibilmente nella sua fase conclusiva ma non ancora confermato in ripartenza. Il tempo ciclico è compatibile con la ricerca di un minimo importante; la struttura richiede ancora continuità dei minimi crescenti, recupero delle medie e superamento dei primi massimi decrescenti.
Sul T+1, la direzione precedente rimane formalmente discendente, anche se la reazione dai minimi sta producendo i primi cambiamenti sul prezzo. Sul T-1 è riconoscibile una rotazione preliminare, più evidente sul FTSEMIB. Il rialzo notturno dello STOXX rafforza questa possibilità, ma non rappresenta ancora una conferma in chiusura.
Media a pallini, Donchian, Leo IA, velocità cicliche, CCI, stocastico e MACD visibili nei grafici appartengono alla chiusura di mercoledì. La risposta overnight alla Fed modifica il confronto dei prezzi, non aggiorna automaticamente tali indicatori.
La relazione intermarket rimane divisa: l’azionario europeo recupera e il petrolio scende, ma il dollaro si rafforza e il Bund mostra soltanto una reazione contenuta. Non è quindi ancora presente una ripartenza uniforme dei quattro mercati.
I quattro mercati in sintesi
FTSEMIB/FIB
Il FTSEMIB cash ha chiuso mercoledì a 51.969,12, in rialzo di 413,93 punti, pari allo 0,80%. L’escursione è stata compresa fra 51.685,01 e 52.091,90. Rispetto al minimo di martedì in area 50.819, la chiusura si colloca circa 1.150 punti più in alto, con un recupero prossimo al 2,3%. FTSEMIB — dati della seduta
Alle 7:00 il FTSEMIB cash e il FIB sono chiusi. L’asta del derivato comincia alle 7:30 e la negoziazione continua alle 8:00; non è quindi disponibile una quotazione ufficiale della nuova seduta comparabile con la chiusura serale. Durante la settimana delle scadenze è inoltre necessario distinguere il contratto settembre dal dicembre.
La formazione di un minimo superiore a quello di martedì e il ritorno verso quota 52.000 migliorano il T-1. Il prezzo non ha però superato stabilmente il massimo giornaliero a 52.092 né la fascia superiore storica 52.280–52.416: il T+1 non dispone ancora di una conferma completa.
51.685–51.800 rappresenta la prima area di tenuta della nuova struttura; sotto rimangono 51.000–50.819. Nella parte superiore, 52.000–52.092 è la prima fascia sottoposta a verifica, seguita da 52.280–52.416. La reazione dal minimo è confermata dal prezzo; la ripartenza del ciclo superiore rimane preliminare.
EURO STOXX 50
L’EURO STOXX 50 cash ha chiuso mercoledì a 6.266,50, in rialzo dello 0,48%. Alle 6:46 italiane il future front FESX era indicato a 6.310, con mercato Eurex aperto e dato pubblico ritardato. La distanza nominale dal cash è di circa 43,5 punti, pari allo 0,69%, ma il confronto è soltanto orientativo perché riguarda strumenti differenti. Quotazioni Eurex
Rispetto ai 6.256 osservati mercoledì mattina, il future guadagna 54 punti, circa lo 0,86%. Il movimento ha recuperato quota 6.290 e sta raggiungendo direttamente il primo spartiacque a 6.314: a 6.310 mancano 4 punti. Il riferimento successivo rimane 6.327, distante 17 punti.
Il rialzo notturno rafforza la rotazione del ciclo breve, ma non costituisce ancora un segnale confermato sul T+1. La fascia 6.290–6.314 è stata in gran parte recuperata; 6.314–6.327 rappresenta la verifica immediata. Più sotto, 6.245–6.260 rimane l’area della precedente stabilizzazione.
La scadenza trimestrale di venerdì impone particolare attenzione al contratto utilizzato: eventuali differenze fra settembre e dicembre non devono essere interpretate come variazioni effettive del mercato.
Bund
Alle 6:46 italiane il Bund dicembre era indicato a 120,41, in rialzo dello 0,14%, con mercato Eurex aperto e dato pubblico ritardato. Rispetto ai 120,39 osservati mercoledì mattina, la differenza è di appena 0,02 punti.
La reazione contenuta è coerente con un quadro dei rendimenti non uniforme: dopo la Fed è salita soprattutto la parte breve della curva statunitense, mentre le scadenze più lunghe hanno recuperato parte della pressione. Anche il calo del petrolio riduce marginalmente le aspettative d’inflazione, ma il Bund non ha ancora costruito una sequenza convincente di massimi e minimi crescenti.
Il prezzo si colloca sul margine superiore della fascia recente 120,15–120,40. Il successivo riferimento verificabile rimane 120,75; nella parte inferiore quota 120,00 conserva importanza psicologica e strutturale.
Il T+1 obbligazionario resta debole. La stabilizzazione è visibile, ma manca ancora un superamento della struttura recente che permetta di parlare di ripartenza confermata. I vecchi livelli del contratto settembre non sono trasferibili sul dicembre.
Euro
EUR/USD era indicato intorno a 1,1456 nelle prime ore della mattina, con mercato spot aperto. Il dollaro ha raggiunto il livello più forte da circa sette settimane dopo la Fed e il mercato attribuisce una probabilità vicina al 90% a un ulteriore rialzo statunitense entro la fine dell’anno. Dollaro ed euro dopo la Fed
Rispetto agli 1,1535 osservati mercoledì mattina, la discesa è di circa 79 pip, pari allo 0,68%. Sono stati persi il minimo mensile precedente a 1,1523 e l’intera fascia 1,1534–1,1550. Anche il riferimento superiore a 1,1568–1,1570 si trova ora oltre 110 pip sopra la quotazione mattutina.
L’euro è quindi il mercato che ha subito il cambiamento più netto. La stabilizzazione precedente risulta invalidata sul prezzo spot e la struttura breve ha prodotto un nuovo minimo. Ciò non aggiorna automaticamente il conteggio del T+2 sul future Euro FX, che resta uno strumento differente.
1,1450–1,1460 è la nuova area immediata di equilibrio. Nella parte superiore, 1,1500–1,1523 costituisce la prima fascia persa, seguita da 1,1534–1,1550. Prima della risposta della Bank of England e della riunione della Bank of Japan, il differenziale atteso fra le politiche monetarie rimane il principale fattore direzionale.
Cosa può cambiare il quadro oggi
- Alle 13:00 italiane sarà comunicata la decisione della Bank of England. Il mercato si attende tassi invariati; composizione del voto e indicazioni sull’inflazione energetica possono influenzare sterlina, euro e rendimenti europei.
- Alle 14:30 arriveranno le richieste settimanali di sussidio statunitensi, insieme a nuovi cantieri e permessi edilizi di agosto. Dopo il rialzo della Fed, dati particolarmente forti potrebbero consolidare le aspettative di un secondo intervento entro dicembre. Calendario delle costruzioni residenziali USA
- Domani la Bank of Japan dovrebbe aumentare i tassi. Le attese sulla normalizzazione giapponese stanno già influenzando valute e rendimenti globali; indicazioni differenti potrebbero produrre movimenti significativi su dollaro ed euro.
- Il petrolio resta un catalizzatore continuo. L’offerta saudita aggiuntiva attraverso l’Oman ha ridotto la pressione immediata, ma non risolve completamente le difficoltà di Yanbu, Hormuz e Mar Rosso.
- Venerdì sono previste le scadenze trimestrali dei derivati. Volumi, rollover e differenze fra contratti possono amplificare i movimenti e richiedono confronti esclusivamente sulla stessa scadenza.
Conclusione
La fotografia di preapertura presenta una divergenza precisa. Il rialzo restrittivo della Fed ha rafforzato nettamente il dollaro e indebolito Wall Street, ma il calo del petrolio consente ai futures europei di tentare un recupero. Lo STOXX a 6.310 ha ripreso quota 6.290 e sta verificando 6.314–6.327; il Bund a 120,41 rimane invece poco sopra la precedente area di stabilizzazione.
Il FTSEMIB ha costruito mercoledì il primo minimo crescente rispetto all’affondo di martedì, elemento compatibile con la ripartenza del T-1. Alle 7:00 manca però una quotazione ufficiale del FIB capace di confermare o negare la tenuta di questa struttura. Il T+1 resta pertanto in transizione e il T+2, pur maturo, non può ancora essere considerato concluso.
L’euro rappresenta l’elemento più debole, avendo perso 1,1523 e aggiornato i minimi intorno a 1,1456. Il punto centrale dell’apertura sarà verificare se la forza dello STOXX trova continuità anche sul FTSEMIB e se il recupero azionario riesce a convivere con dollaro forte e rendimenti ancora elevati. Il movimento notturno ha migliorato il prezzo dei futures europei; la conferma ciclica richiede ancora stabilità durante la seduta e una chiusura coerente sopra i primi livelli recuperati.